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Filebo
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Contents
• Note
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Il metodo dialettico
Protarco viene chiamato a sostituire Filebo nella discussione, ricevendo in eredità la tesi secondo cui per tutti gli esseri viventi il bene consiste nel piacere (ἡδονή); a essa Socrate ha però obiettato che a qualsiasi voluttà è preferibile l'attività dell'mwgwintelligenza.cite-ref-2[2] Si tratta di un argomento a cui si accenna anche in mwiamwiqRepubblica 506b, ma che non era stato approfondito nel corso del dialogo.cite-ref-3[3] Per risolvere la controversia, i due devono partire da una definizione del piacere, il quale si manifesta in molti modi differenti. Il filosofo richiama così il proprio interlocutore a un uso più attento dei termini del discorso, poiché i piaceri non sono tutti uguali, solo alcuni sono buoni e la maggior parte malvagi. La stessa cosa d'altra parte, come Socrate non tarda a osservare, vale anche per la scienza e l'intelligenza. Quella che si pone è quindi anzitutto una questione di mwjgmetodo, che parte dall'analisi del rapporto uno-molti non tra le cose sensibile ma tra realtà estranee a nascita e corruzione:
«Per prima cosa si deve accettare il principio secondo il quale alcune di queste unità esistano veramente. In seguito si deve esaminare come queste unità, ammettendo che per ciascuna si tratta di un'unica entità sempre uguale a sé stessa e che non accoglie in sé né nascita né corruzione, possa tuttavia mantenersi saldamente come una unità. Dopo di ciò si deve considerarla sia divisa nelle cose che sono generate e infinite, divenendo molteplice, sia nella sua interezza e separata da sé stessa, cosa che fra tutte sembrerebbe la più impossibile, ovvero che sia una e identica nell'uno e nei molti contemporaneamente.»
(Filebo 15b; trad. di E. Pegone)
Anche gli antichi, continua Socrate, sapevano che le cose hanno in sé il seme della finitezza e dell'infinitezza. Il rapporto uno-molti è infatti connaturata al mwkqmwkglogos, che per l'uomo è l'unico mezzo di accesso alla conoscenza.cite-ref-4[4] È dunque necessario osservare le cose e ricondurle tutte a un'idea, risalendo fino a scoprire che questa non solo è unità, ma ha anche una struttura numerica, la quale collega l'unità originaria all'infinitezza.cite-ref-5[5] Per poter dirsi esperti bisogna conoscere l'unità, ma per farlo è necessario partire dal numero dei molti. Esempi di ciò sono l'alfabeto e la musica: accennando al mwmwmito di Theuth,cite-ref-6[6] Socrate afferma che anche il dio ricorse a questo metodo, rendendosi conto che nell'infinitezza della voce è riconoscibile un certo numero di vocali, e che non è possibile conoscere una lettera senza conoscere le altre, creando così le regole della grammatica che le uniscono tutte.cite-ref-7[7]
I quattro generi
Ascoltato il discorso relativo a unità e molteplicità, Filebo e Protarco richiamano l'attenzione sul tema di partenza, il piacere. Prima però Socrate dice di volersi concentrare su alcuni aspetti, primo tra tutti il fatto che il Bene è autosufficiente, cioè viene ricercato per sé stesso. Piacere e intelligenza devono essere esaminati separatamente: se dipendessero l'uno dall'altra, non sarebbero autosufficienti e quindi non sarebbero il Bene.cite-ref-8[8]
Tuttavia Protarco è costretto ad ammettere che non sono auspicabili né una vita di solo piacere né una di sola sapienza: nel primo caso si avrebbe il piacere ma non la mwsgcoscienza di esso, mentre per il secondo si prospetta un'esistenza priva di mwswemozioni. Per gli uomini è dunque necessario un misto di piacere e conoscenza. Diversa è invece la condizione degli mwtadèi, che possono dedicarsi esclusivamente alla scienza: questo è il motivo per cui Socrate dice a Protarco che lo stile di vita misto appena descritto si colloca al secondo posto nella scala dei desiderabili.cite-ref-9[9]
Resta però da chiedersi che rapporto vi sia tra piacere e conoscenza. Per rispondere, Socrate distingue la realtà in quattro generi:cite-ref-10[10]
1. finito (mwwapèiras)
2. infinito (mwwgàpeiras)
3. misto tra finito e infinito
4. causa della mescolanza
Nel genere dell'infinito, che corrisponde alla molteplicità, rientrano tutte le cose che ammettono un più o un meno (come il caldo o il freddo), che sono quindi senza limite. Al finito, invece, vengono ricondotte tutte le altre cose che sono determinate in modo preciso, come le mwxgforme geometriche.cite-ref-11[11] Al terzo genere, risultato della mescolanza dei precedenti due, appartengono le cose che sono proporzionate, generate ponendo una misura all'infinito attraverso il limite. Resta così da trovare il quarto genere, e Socrate lo individua nella causa della mescolanza, ovvero ciò che agisce modellando tutte le cose, mischiando finito e infinito. Sono i quattro generi, in ultima analisi, che consentono di pensare in modo non contraddittorio l'esistere delle cose.cite-ref-12[12]
Piacere e dolore si collocano nel secondo genere: essi infatti ammettono gradazioni, e pertanto rientrano nel novero dell'illimitato.cite-ref-13[13] Non così è invece per la scienza, la quale richiede la proporzione e l'armonia garantita dal quarto genere: nell'uomo esso corrisponde all'anima, nel cosmo all'intelletto ordinatore.
Analisi dei piaceri
Si passa così ad analizzare i vari tipi di piacere e dolore. Socrate inizia con quelli legati al mwbgcorpo, distinguendoli da quelli dell'mwbwanima che si rivelano essere attese di dolori o piaceri futuri: i dolori sono il risultato della corruzione degli elementi naturali, mentre i piaceri consistono nella loro aggregazione. Vi è poi la condizione felice in cui vivono le mwcadivinità, che non conosce dolori e piaceri.cite-ref-14[14] Socrate passa quindi a concentrare la propria attenzione sui piaceri misti, nati dalla diversa combinazione di piaceri dell'anima e del corpo tra di loro, soffermandosi sul concetto di mwdqsensazione, intesa quale comune disposizione e movimento comune di anima e corpo. Questa si differenzia dal ricordo, il quale nasce nel momento in cui la mwdgmemoria richiama in sé stessa una sensazione che aveva appreso e che ha perduto.cite-ref-15[15] Fatte queste premesse, Socrate e i suoi interlocutori possono ora dedicarsi all'analisi dei piaceri e alla nascita del mwewdesiderio, il quale ha origine nell'anima, non nel corpo: per esempio, una cosa è la sete, che deriva da una mancanza, altra è il desiderio di bere, che invece nasce nell'anima allo scopo di colmare il vuoto. Questo parallelismo permette a Socrate di dimostrare che i piaceri possono essere cattivi:cite-ref-16[16] non sempre i piaceri e i dolori sono veri ma, così come le mwgaopinioni, possono anche essere falsi, poiché infatti capitano casi di persone che pensano di provare piacere senza che ciò avvenga realmente. Socrate si sofferma quindi sull'origine delle opinioni nell'anima:
«Mi sembra che la memoria, combinandosi insieme alle sensazioni, e quelle disposizioni dell'anima, che si verificano in questa situazione, talvolta scrivano quasi delle parole nella nostra anima: e quando viene scritto il vero, accade che in noi vi siano delle opinioni vere e veri discorsi, ma se questo scrivano che è dentro di noi scrive il falso, deriveranno cose opposte alla realtà.»
(Filebo 39a; trad. di E. Pegone)
Il filosofo continua affermando che, in conseguenza di quanto detto, i malvagi hanno opinioni sbagliate e quindi godono di piaceri fallaci, mentre ai giusti accade il contrario. Vi è però anche il caso di piaceri che non nascono dal dolore per una mancanza, ma dalla conoscenza: si tratta dei piaceri puri, che si provano con l'apprendimento e la contemplazione disinteressata. Solo questi possono essere perseguiti, mentre gli altri piaceri, a cui è mischiato del dolore, non possono coincidere con il Bene perché partecipano del suo contrario, il mwgwmale. Inoltre, avendo concordato con Protarco sulla superiorità dell'essere rispetto al generarsi, e avendo stabilito che il piacere è un generarsi, esso non potrà coincidere con il Bene.cite-ref-17[17] Diverso è però il caso di quelli puri, che sono sottoposti a ordine e misura.
La scienza e il Bene
Dopo essersi occupato dei piaceri, Socrate inizia l'analisi della scienza (ἐπιστήμη). Come per i piaceri, anche tra le scienze è possibile fare una distinzione, separando anzitutto le arti pure (quelle più precise, come l'arte di costruire case) dalle impure (quelle meno precise, come la musica, l'auletica, ma anche la medicina, l'agricoltura e l'arte della guerra), le quali procedono per congettura ed esperienza di chi le pratica.cite-ref-18[18] Tuttavia, tra tutte queste il primato spetta alla mwlqdialettica, la più alta forma di conoscenza, «in grado di investigare la chiarezza, la precisione, e il massimo grado di verità».cite-ref-19[19]
Resta ora da indagare il Bene, che nasce dalla fusione degli elementi sin qui descritti.cite-ref-20[20] Questa mescolanza evita la dissennatezza e la malvagità, e nasce dalla proporzione, che è una caratteristica del Bene insieme a mwnwbellezza e mwoaverità.cite-ref-21[21] Socrate può così elencare a Protarco una scala di valori in cui il primo posto è occupato dalla misura e da ciò che sia a essa simile ed è eterno; segue quindi ciò che da essa deriva, e che è dotato di proporzione e bellezza; terza è la causa della mescolanza, ovvero l'intelligenza; quarte sono le scienze pure e le corrette opinioni dell'anima; quinti vengono infine i piaceri puri.cite-ref-22[22]
A Socrate non resta che concludere il dialogo ricapitolando quanto detto e salutare i propri interlocutori.
Note
cite-note-11. ↑ F. Adorno, mwsaIntroduzione a Platone, Bari 1978, p. 189.
cite-note-22. ↑ mwtaFilebo 11b-c.
cite-note-33. ↑ F. Trabattoni, mwuaPlatone, Roma 1998, pp. 267-268.
cite-note-44. ↑ F. Trabattoni, mwvaPlatone, Roma 1998, p. 269.
cite-note-55. ↑ mwwaFilebo 16c-e.
cite-note-77. ↑ mwyqFilebo 18b-c.
cite-note-88. ↑ mwzqFilebo 20e.
cite-note-99. ↑ mw0qFilebo 22d.
cite-note-1010. ↑ mw1qFilebo 27b.
cite-note-1111. ↑ mw2qFilebo 25a-b.
cite-note-1212. ↑ F. Adorno, mw3qIntroduzione a Platone, Bari 1978, p. 193.
cite-note-1313. ↑ mw4qFilebo 27e-28a.
cite-note-1414. ↑ mw5qFilebo 32c-33b.
cite-note-1515. ↑ mw6qFilebo 34a-c.
cite-note-1616. ↑ F. Trabattoni, mw7qPlatone, Roma 1998, p. 274.
cite-note-1717. ↑ mw8qFilebo 54d.
cite-note-1818. ↑ mw9qFilebo 55d-56b.
cite-note-1919. ↑ mw-qFilebo 58c
cite-note-2020. ↑ mw-qFilebo 61b.
cite-note-2121. ↑ mwaqeFilebo 65a.
cite-note-2222. ↑ mwaquFilebo 66a-c.
Bibliografia
Edizioni italiane
• Platone, mwaqoFilebo, a cura di mwaqsG. Cambiano, in: mwaqwDialoghi filosofici, vol. 2, Utet, Torino, 1981.
• Platone, mwaq4Filebo, a cura di A. Zadro, in: mwaraOpere complete, a cura di mwareG. Giannantoni, Laterza, Bari,1982, vol. 3.
• Platone, mwarmFilebo, a cura di E. Pegone, in: mwarqTutte le opere, a cura di E.V. Maltese, Newton Compton, Roma, 2009.
• Platone, mwaryFilebo, a cura di S. Primiceri, traduzione di mwarcEmidio Martini, Libri dell'Arco, Rimini, 2023.
Letteratura critica
• mwarsPlato's Philebus. Selected Papers from the Eighth Symposium Platonicum, ed. John Dillon & Luc Brisson, Academia Verlag, Sankt Augustin 2010 (International Plato Studies 26)
• mwar0F. Adorno, mwar4Introduzione a Platone, Laterza, Bari 1978
• Cosenza P. (a cura di), mwasaIl Filebo di Platone e la sua fortuna. Atti del Convegno internazionale dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli, D'Auria, Napoli 1996
• C. Kahn, mwasmPlatone e il dialogo socratico, trad. it., Vita e Pensiero, Milano 2008
• M. Migliori, mwasuL'uomo tra piacere, intelligenza e Bene. Commentario storico-filosofico al “Filebo” di Platone, Vita e Pensiero, Milano 1993
• mwascG. Reale, mwasgPer una nuova interpretazione di Platone, Vita e Pensiero, Milano
• F. Trabattoni, mwasoPlatone, Carocci, Roma 1998
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Filebo
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Philebus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Edizioni e traduzioni di Filebo, su Open Library, Internet Archive.
• mwatsTraduzione italiana del Filebo, su readme.it. URL consultato il 22 luglio 2010 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2011).
• mwat0Il testo greco presso il Perseus Project, su perseus.tufts.edu.
• mwat8Philebus, su Gutenberg Project.